Il bosco di Białowieża e l’Italia

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Alcuni giorni fa l’autorevole quotidiano inglese Guardian ha dato ampio spazio alla notizia di tagli del bosco che sarebbero stati programmati nell’area protetta di Białowieża  in Polonia, sito iscritto al patrimonio naturale UNESCO e  protetto anche dalla  direttiva HABITAT dell’Unione Europea. Białowieża è forse la più famosa area “naturale” europea, ospita infatti gli ultimi esemplari del bisonte europeo, specie ormai estinta, oltre ad altre specie vegetali e animali. Il tenore dell’articolo, gli interventi sul blog del Guardian, nonché le prese di posizione delle associazioni ambientaliste, presentano il caso come l’ennesimo scempio ambientale.  Accuse di distruzione della biodiversità,  degrado di una delle ultime aree naturali del nostro continente, sono il tema centrale dei vari interventi sul blog e sul web, con annunciata imminente visita di un commissario UNESCO per valutare la situazione. Il caso polacco è effettivamente esemplare e vale qualche approfondimento per i notevoli paralleli con la situazione italiana. Come ogni studioso serio sa bene, l’area non è naturale.  Fino dal medioevo è stata sottoposta a tagli boschivi per produzione di legna da ardere e legname da costruzione, incendi  ripetuti per creare pascoli, attività agricole, attività zootecniche, sono stati fatti rimboschimenti artificiali ecc. Il problema è lo stesso che  spesso si ripete attraverso tutto il continente europeo. Si applica un’etichetta di naturalità a luoghi che non lo sono e si escludono anche gli interventi antropici necessari per mantenere i caratteri che si intendeva conservare. In realtà, un paesaggio rurale a carattere bioculturale, come Białowieża, non può essere “fermato” come una fotografia attraverso l’imposizione di un vincolo, non si tratta infatti di un monumento o di un sito archeologico. Per capirci, i prati e i pascoli necessari al bisonte, sono progressivamente oggetto di rimboschimento, perchè questa è l’evoluzione “naturale”, ma in questo caso a nessuno verrebbe in mente di accusare la “natura” di modificare lo stato dei luoghi inizialmente tutelato dall’UNESCO. Se le caratteristiche del luogo sono state tali da suggerire una protezione, allora è bene rendersi conto che queste sono anche il prodotto delle attività dell’uomo, quindi tali attività sono necessarie al mantenimento di tali caratteristiche. Nonostante pesanti influenze  antropiche, guerre, spartizioni territoriali (una parte dell’area si trova  in Bielorussia), il crollo del regime sovietico,  il bisonte è sempre li,  quindi le attività umane  non hanno impedito la  conservazione. Può sembrare strano, ma non è una situazione molto diversa da quanto avviene in Italia. Recentemente, in Sardegna, l’area protetta del Marganai, un bosco ceduo tagliato periodicamente da secoli, è salito agli onori delle cronache per il blocco di normali tagli perfettamente in linea con quei caratteri che le autorità preposte alla conservazione hanno ritenuto di tutelare con il vincolo paesaggistico, purtroppo ignorando la storia della foresta e la necessità dell’uomo per conservare le sue caratteristiche.  C’è indubbiamente, nella nostra società urbana (non in quella rurale) , un irresistibile desiderio di vedere “natura “  laddove vi è invece cultura, di considerare l’uomo invariabilmente un agente di degrado dell’ambiente. La certificazione dell’esistenza della “naturalità”, o il desiderio del ritorno della natura, sembra rassicurante rispetto alla presenza dell’uomo coltivatore, pastore o forestale, insomma, di tutti quelle attività che hanno modellato l’ambiente per consentire di sviluppare la nostra civiltà, di nutrirci, di riscaldarci e che hanno prodotto i caratteri del paesaggio che alla fine vogliamo, soprattutto a parole,  conservare. 

Prof. Mauro Agnoletti - Università di Firenze - Email: mauro.agnoletti@unifi.it - Website: www.mauroagnoletti.com

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