La quercia delle Checce in Val d’Orcia protetta dal Ministero dei Beni Culturali

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Sui giornali di oggi si legge che la Quercia delle Checce, in Val D’Orcia, è stata dichiarata "monumento verde", dal Ministero dei Beni Culturali. Si scrive che questa tutela propone un nuovo concetto di monumento, normalmente identificato come manufatto prodotto dall’uomo, che invece in questo caso è un'entità “naturale”. In realtà la Quercia delle Checche non è un prodotto della “natura”, ma una capitozza, cioè una pianta che è stata potata come si faceva una volta   per la produzione di  ghiande o frasche, come si vede dalle caratteristiche della chioma. In natura il tronco di una  quercia  crescerebbe verso l’alto e la chioma si svilupperebbe a diversi metri di distanza dal suolo. I boschi a capitozza, cioè boschi cedui costituiti da piante capitozzate, erano fra le prime quattro tipologie di boschi, come estensione, in Toscana nell’800. Erano fondamentali per sostenere l’allevamento del bestiame ed avevano il vantaggio di allontanare i rami dal suolo, a distanza sufficiente per  proteggerli dal morso del bestiame. Oggi non ci sono più e si trovano solo piante isolate che ricordano tale pratica, è infatti un problema comune che la rinnovazione naturale dei boschi sia oggi minacciata da un numero  eccessivo di fauna animale che divora le giovani piantine. Purtroppo, i vincoli paesistici apposti sui paesaggi rurali, forestali, pastorali, o agricoli, pur proteggendo il bene che si vuole tutelare da altre minacce, si risolvono talvolta nella impossibilità di attuare le normali pratiche di gestione per conservare le loro caratteristiche, per mancanza di chiarezza sulla origine del bene tutelato. Così si impedisce in Sardegna di tagliare un normale bosco ceduo, come si è fatto da secoli perché il vincolo apposto dal Ministero lo immagina di origine naturale, così come nel parco della Maiella si impedisce di continuare a capitozzare i faggi monumentali del bosco di Sant’Antonio, anch’essi sotto vincolo paesistico, perché si suppone il bosco sia naturale, mentre  è il risultato  di pratiche pastorali secolari. Per lo stesso  motivo la macchia mediterranea  è vincolata come “naturale”, mentre è un bosco ceduo, mentre, per fortuna a Moscheta, paesaggio rurale storico registrato presso il ministero dell’agricoltura, i castagneti monumentali sono stati riconosciuti come risultato dell’opera dell’uomo,  è stata eliminata la vegetazione naturale che li aveva invasi e sono stati potati per mantenere le loro caratteristiche. In realtà sono le azioni umane che hanno creato il nostro paesaggio, così come sono le azioni umane che possono distruggerlo. E’ un peccato che non si riconosca questa evidenza storica, proponendo più spesso una immagine negativa dell’umanità che non fa bene a nessuno, in particolare all’idea che gli italiani hanno del proprio paese.

Prof. Mauro Agnoletti - Università di Firenze - Email: mauro.agnoletti@unifi.it - Website: www.mauroagnoletti.com

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